lunedì 14 novembre 2011

~ Cadi sette volte, rialzati otto. | 20° Capitolo [WTVHS]



Un ticchettio leggermente fastidioso continuava a rimbombare nella testa di Sean.
Si girò più volte nel letto, prima lentamente poi più infastidito.
Lamentandosi aprì piano gli occhi, stropicciandoli con una mano.
Lanciò un'occhiata veloce alla sveglia, poggiata sul comodino come sempre.
Erano le sette e trenta di una Domenica di fine Marzo.
Sean si alzò dal letto, impigliandosi in una coperta, ancora mezzo addormentato.
Avvicinandosi alla finestra notò che fuori una forte pioggia sbatteva dispettosa contro il vetro, era quello il ticchettio che l'aveva svegliato.
Sospirò, afferrando una maglia da mettere sopra al pigiama per scendere al piano di sotto.
Portò con sé il suo cellulare e scese lentamente le scale badando a non fare troppo rumore.
Sua sorella Kaitlin aveva il sonno terribilmente leggero.
Arrivò in cucina e prese una tazza dalla vetrina, tutta sistemata accuratamente dalla madre.
Tirò fuori dal frigorifero il latte e prese anche i cereali, iniziando a mangiare, colpito da una fame improvvisa che lo aveva colto così presto.
Forse era l'abitudine di alzarsi per andare a scuola, forse dentro la sua testa c'era una piccola sveglietta che involontariamente lo faceva svegliare giusto a quell'ora.
Controllò il cellulare e sorrise, leggendo il messaggio che la sera prima non aveva letto, preso dalla troppa stanchezza si era addormentato tenendo il telefono in mano per tutta la notte.
< A domani stronzetto. Cercherò di resistere al pranzo con mia nonna, ma non ti assicuro niente. Sogni d'oro. >
Posò il cellulare sul tavolo, accanto alla tazza, e continuò a mangiare, lanciando di tanto in tanto una veloce occhiata alla finestra, continuando a fissare l'acqua che scendeva adesso più calma, lungo il vetro.
Sentì dei passi provenire dal corridoio e si sporse in avanti sul tavolo, per riuscire a vedere chi fosse.
Una chioma bionda, con indosso un pigiama rosa con tanto di orsetto sul petto entrò in cucina sbadigliando.
Ehi.. ti ho svegliato io?” mormorò Sean lasciando scivolare piano il cucchiaio nella tazza.
Sua sorella scosse leggermente la testa, poi andò a sedersi accanto a lui.
Che ci fai sveglio?” sussurrò lei ancora mezza addormentata.
Sarà l'abitudine di alzarmi presto. Tu?”
Kaitlin alzò le spalle e si sistemò i capelli da un lato, poggiando un gomito sul tavolo e lasciando cadere svogliatamente il mento sulla mano.
Non lo so, mi sono svegliata così.. Tutto ok fratellino?” chiese accennando un sorriso.
Erano passate quasi tre settimane da quando aveva fatto l'amore con Lucas, quindi erano passate quasi tre settimane da quando avevano iniziato a frequentarsi.
Avevano studiato insieme, o almeno c'avevano provato.
Sean con tutte le sue buone intenzioni si presentava a casa di Lucas, quasi ogni pomeriggio, per cercare di farlo studiare, in previsione degli esami che il suo ormai si poteva chiamare fidanzato, avrebbe dovuto affrontare tra meno di tre mesi, ma Lucas sapeva essere molto insistente e se si metteva in testa qualcosa, era la fine.
Così avevano passato ogni pomeriggio a fare l'amore, non c'era stato un giorno in cui non fosse capitato.
Simon e Steven ormai sapevano tutto, a scuola però, cercavano di essere discreti il più possibile.
Clarissa aveva saputo della novità un paio di giorni dopo quella fatidica serata a casa di Lucas.
L'aveva chiamata di sera, per chiederle cosa avessero fatto a scuola, dato che lui era mancato, e non per caso, anche Lucas quel giorno aveva saltato le lezioni.
Il telefono aveva squillato diverse volte, poi la voce squillante di Cliss aveva risposto quasi gridando un “Finalmente! E' da stamattina che provo a contattarti, ma dove cavolo sei stato?! Ho chiesto a Simon e non ha voluto dirmi nulla, quindi mi aspetto che tu mi dia delle spiegazioni caro il mio piccolo Seanny.
E Sean aveva riso, sentendo quel buffo soprannome per la prima volta in vita sua.
Ed erano stati tre ore al telefono, le aveva raccontato di Jason, del fatto che si fosse presentato a casa sua all'improvviso, di quel bacio non desiderato e del suo pianto.
Dell'iPod e di quella canzone. Poi la corsa fino a casa di Lucas, il cuore che batteva forte, il respiro che mancava e le mani che tremavano tradendo ogni possibile tentativo di fingersi indifferente qualora fosse andato tutto a farsi benedire.
Clarissa aveva pianto di gioia, si era sentita pure un po' stupida per aver avuto una reazione talmente eccessiva, il giorno dopo appena vide Sean arrivare a scuola gli saltò letteralmente addosso, lasciandosi scappare due lacrime e scoppiando a ridere nello stesso momento.
E lei, che aveva imparato a conoscere così bene quel ragazzino dolce, si accorse che nei suoi occhi c'era qualcosa di diverso. Un qualcosa che era rimasto nell'aria in sospeso per troppo tempo e finalmente era entrato a far parte di lui.
Se prima Sean sembrava essere incompleto adesso non lo era più, perché nei suoi occhi si poteva notare quella scintilla, quello sguardo sognante perso nel vuoto e quei sorrisi da ebete stampati continuamente sulla sua faccia.
Era completamente partito e se la meritava quella felicità, lui meritava solo il meglio.
Poi ripensò alla reazione di Zach.
Sean, Simon e Clarissa gli raccontarono tutto durante l'intervallo e il povero Zach rischiò di strozzarsi col suo succo di frutta, facendoselo uscire addirittura dal naso.
Ma stiamo scherzando?! Prima diventa pazzo lui e ora anche tu?!” sbottò incredulo alzandosi in piedi e indicando Simon, poi tornò a guardare l'altro amico.
Clarissa scoppiò a ridere, e Sean alzò le spalle.
Dai Zach non farla lunga! Possibile che tu tenda sempre ad essere melodrammatico?” esclamò Cliss.
Zach tornò a bere il suo succo, scuotendo la testa ancora shockato per la notizia.
Sean sorrise appena, guardando sua sorella e tornando al presente.
Si va tutto bene, perché me lo chiedi?”
Kaitlin assottigliò gli occhi, avvicinandosi di più al fratello e studiando il suo volto, mettendolo quasi in soggezione.
K-Kat c-che cavolo fai?” mormorò il più piccolo poggiandosi allo schienale della sedia e allontanandosi un po' da lei.
Te lo si legge in faccia, che aspetti a dirmelo fratellino bastardo?” disse, sorridendo maliziosa e incrociando le braccia.
Sean boccheggiò un paio di volte, aggrottando le sopracciglia e alzandosi afferrò la tazza, avviandosi al lavello.
Non so di cosa tu stia parlando.” mormorò rimanendo di spalle, iniziando a lavare la sua tazza, pur di non dover guardare in faccia sua sorella.
Ti conosco Sean e purtroppo per te non sai mentire. Ti sei innamorato di qualcuno vero?” chiese lei.
Kaitlin era sempre stata una ragazza intelligente e anche molto sensibile, forse troppo.
Fin da piccola aveva sempre desiderato diventare una psicologa, e in effetti il ruolo le si addiceva molto.
Oltre ad essere sensibile, era pure molto intuitiva, sapeva mettersi nei panni delle altre persone, le piaceva dare consigli, essere d'aiuto, la faceva sentire meglio, la faceva sentire importante o comunque utile per qualcosa o meglio ancora, utile a qualcuno.
Fin da piccola Kaitlin era stata una bambina furba e sveglia, oltre ad essere sempre stata molto dolce.
Era forte, a differenza di Sean che spesso e volentieri piangeva e si lasciava andare a qualsiasi tipo di dolore, dalle cose più forti alle stupidaggini, lei alzava le spalle, sorrideva e si ripeteva che al mondo c'era di peggio.
C'era chi soffriva la fame, chi moriva, proprio mentre una stupida oca si lamentava per un'unghia spezzata, nel mondo, da qualche parte c'era qualcuno che moriva, qualcuno che nasceva, qualcuno che amava o che odiava.
C'era troppo per cui soffrire da ogni parte sulla terra, e lei non voleva perdere tempo a piangere o a buttarsi giù se qualcosa non andava nella sua vita.
Sean richiuse l'acqua del rubinetto, si voltò verso la sorella e un po' rosso in viso si avvicinò a lei.
Perché non riesco mai a dirti cavolate?” mormorò.
Lei sorrise, prendendolo per mano e andando verso il salotto.
Si misero a sedere entrambi sul divano, raccattando una coperta che era stata abbandonata la sera prima lì sopra, mettendosi entrambi sotto la soffice stoffa.
Dai.. dimmi chi è.” mormorò lei con tono dolce.
Sean sorrise, abbassando gli occhi e ripensando a Lucas e a quanto potesse essere bello mentre dormiva, e quanto avrebbe voluto vederlo in quel momento.
E'... è Lucas.”
Kaitlin sgranò gli occhi e spalancò la bocca, portandosi una mano davanti.
Io lo sapevo lo sapevo lo sapevo, l'avevo capito! Ma già provavi qualcosa per lui quando me l'hai presentato quel giorno, circa un mesetto fa quando siete andati al mare?” chiese curiosa lei.
Sean annuì alzando le spalle e tirando su la coperta.
Si beh, diciamo che mi sono innamorato di lui velocemente. Già dal primo giorno di scuola qualcosa in lui mi aveva colpito, non so spiegarti cosa, forse i suoi occhi e l'atteggiamento da bastardo.” sorrise pensando a quanto invece Lucas fosse dolce quando erano insieme.
Ma lui cosa prova?”
Lui dice di non essersi mai innamorato, ma che quello che prova quando è con me non lo ha mai provato con nessuno.” mormorò lui imbarazzandosi un po'.
Kaitlin portò una mano tra i capelli del fratello, accarezzandoli piano.
I loro occhi color ghiaccio s'incontrarono, così terribilmente simili, da poter essere scambiati per gemelli.
Sei felice vero?” domandò lei.
Sean sospirò, e sorridendo annuì.
Non lo credevo possibile Kat. Io ci ho sperato per così tanti giorni che quando è successo non ci potevo credere.. E devo dirti anche un'altra cosa.”
Si morse un labbro, continuando a guardare il volto fine della sorella, l'espressione addolcita e le labbra carnose tirate in un piccolo sorriso.
Rimase in silenzio lei e Sean continuò a parlare.
Abbiamo fatto l'amore.” sussurrò e avvampò ripensando a quella notte, alle mani di Lucas, ai suoi sospiri.
Kaitlin sgranò gli occhi e quasi saltò in aria.
Oddio Sean!” sbottò, alzando un po' troppo la voce.
Shhhh, Kat fai piano!”
Kaitlin si stese sul divano, cercando di trattenere una risata.
Che ridi, scema!” la riprese il fratello dandole una leggera botta su una gamba.
La ragazza si tirò su, tornando a fronteggiare il fratello.
Cioè tu mi stai dicendo che hai perso la verginità e non me lo hai detto?! Cavolo, io a te ho sempre detto tutto!”
Sean sorrise. Sua sorella ovviamente non era stupita del fatto che suo fratello fosse innamorato, né tanto meno del fatto che lo fosse di un ragazzo, e neppure del fatto che avevano fatto l'amore. Quello che l'aveva stupita era stato il fatto che suo fratello minore non fosse corso a raccontarle di aver perso la verginità.
Ok mi dispiace, ma è successo solo tre settimane fa, mica il secolo scorso, non farla tanto lunga.” mormorò lui alzando un sopracciglio.
Beh tre settimane non sono proprio tre ore eh.. Com'è stato?” chiese sorridendo e dimenticandosi subito del fatto che suo fratello non le avesse detto niente, e che probabilmente se lei non gli avesse rotto un po' le scatole, avrebbe mantenuto il segreto ancora per un po'.
E' stato bellissimo Kat, i-io non avevo mai provato niente del genere, tu non puoi immaginare come mi sentivo. Ero completo capisci? Lucas riesce a completarmi.”
Kaitlin si sporse in avanti, non disse niente, afferrò il fratello per le spalle e lo strinse forte congiungendo le braccia dietro la sua schiena.
Ti voglio bene fratellino.” sussurrò lei.
Il biondo annuì ricambiando l'abbraccio e sorrise tra i morbidi capelli di sua sorella.
Anche io Kat.”
Non aveva smesso di piovere quella mattina e aveva continuato incessantemente fino al primo pomeriggio.
Alle quattordici circa l'auto di Kaitlin si accostò lungo il marciapiede.
Grazie Kat, ci vediamo stasera, credo..” mormorò Sean aprendo la portiera.
Ehi aspetta Sean! Che significa credo?”
Il biondo sorrise e scosse la testa.
Dai Kat, non posso mica farti un disegnino. Chiamo più tardi la mamma, nel caso mi riaccompagna Lucas ok?”
La sorella annuì e sorrise premurosa a quel ragazzino quasi diciottenne che scese dall'auto e guardando velocemente la strada attraversò tenendosi le mani sulla testa per non bagnarsi troppo i capelli.
Corse lungo il vialetto che divideva la porta di casa Cameron dalla strada.
L'auto di Kaitlin ripartì piano quando il fratello voltandosi per controllare che se ne fosse andata fece un gesto secco con la testa invitando la sorella a non impicciarsi e a levarsi dai piedi.
Suonò il campanello e attese diversi secondi, poi la porta si spalancò e un Lucas sorridente si presentò all'ingresso.
Indossava dei jeans scuri aderenti tutti strappati sulle ginocchia; una camicetta nera aperta per i primi quattro bottoni e quelle converse che ormai Sean aveva ricoperto di stupide faccine con il pennarello indelebile.
Il più piccolo entrò, appoggiandosi con le mani sulle braccia dell'altro e alzandosi sulle punte, sorrise quando sentì il braccio di Lucas cingergli la schiena.
Socchiuse gli occhi e lo baciò, per poi passarsi la lingua sulle labbra non appena si fu staccato da lui.
Com'è andata?” sussurrò Sean alzando il viso verso il suo ragazzo.
Lucas fece una smorfia, stringendo il più piccolo e trascinandolo fino al salotto.
Antipasto, primo, secondo, dolce e cento chili in più assicurati.” mormorò sedendosi sul divano e infilando le mani tra i capelli biondi dell'altro.
Sean sorrise accarezzando il mento di Lucas.
Saresti bello pure con cento chili in più..”
Luke alzò un sopracciglio e lo afferrò per i fianchi, facendolo stendere e salendo sul suo corpo.
Tu che hai fatto?” chiese, baciandogli il collo.
Sean sospirò e gli accarezzò i capelli.
Ho detto a mia sorella di noi.”
Lucas alzò la testa di scatto.
Scherzi?!”
Il biondo sorrise sfiorando con le dita il volto dell'altro.
No Lucas. Me l'ha chiesto e non le ho mentito; tutto qui.” rispose alzando un sopracciglio.
Ok, credevo solo che avremmo aspettato.” mormorò alzandosi dal suo corpo e tornando a sedere.
Sean fece lo stesso, alzando le spalle.
Ascolta, mia sorella e mia madre sanno di me da quando avevo sette anni e mi presi la cotta per il figlio di un'amica di mia mamma! Non posso mentire a nessuna delle due se capiscono che c'è qualcosa e me lo chiedono. Per me dire a loro chi sono o cosa faccio non è un problema, ma so che per te è difficile e so che vuoi tempo per riuscire a dirlo a tua madre e lo capisco Lucas, non significa che perché tu aspetti io devo fare la stessa cosa. Mi dispiace se devi mentire a tua madre, ma io non lo farò con la mia e nemmeno con mia sorella.” concluse il biondo alzandosi e tirando fuori il cellulare dalla tasca dei jeans che nel frattempo aveva iniziato a vibrare.
Lucas si alzò sbuffando e raggiungendo la cucina. Sean scosse la testa prima di rispondere.
Pronto?”
Ehi Sean.. s-sono io, Jay.”
Sean rimase a bocca aperta senza dire niente.
C-ci sei?” chiese l'altro.
Si. Tutto ok Jason?” domandò titubante, lanciando un'occhiata alla porta della cucina.
Non parlava con Jason da almeno tre settimane ovvero da quando si erano baciati e da quando lui si era finalmente messo insieme a Lucas.
No... cioè si, solo che... sai, me ne vado e ci tenevo a salutarti.”
Sean c'era stato male in passato per quel ragazzo che era riuscito solo ad illuderlo.
Per quel ragazzo che però infondo era riuscito a farlo stare bene alle volte.
Jason non era cattivo, era solo immaturo, e sotto sotto neanche troppo forte come voleva apparire.
Da quando si era trasferito non aveva fatto altro che crearsi dei nemici, e se prima grazie alla bontà di Sean a scuola era rimasto insieme a lui, Zach, Cliss e Simon, adesso non aveva nessuno.
Era sempre solo, pieno di nemici, pieno di gente che non appena lo incontrava per i corridoi cambiava strada, neanche fosse un appestato.
Suo padre aveva insistito tanto perché frequentasse una scuola privata e non la scuola pubblica, ma Jason si era rifiutato, ora invece voleva andarsene, anche se lasciare la scuola a tre mesi dalla fine significava pagare qualcuno pur di farsi promuovere o bocciare e ripetere l'anno.
J-Jay ascolta non credo che..” mormorò Sean, ma venne interrotto da Jason che si precipitò a precisare delle cose.
Sean lo so che mi sono comportato male. Sono stato uno stronzo e ti ho illuso, e più di una volta, ma ci tengo a te davvero, non credermi se non ti va ma è così, e vorrei almeno dirti addio. Per favore..”
Sean si morse un labbro, lasciandosi cadere sulla poltrona.
Sentì dei passi provenire dalla cucina e si voltò di scatto.
C-ci risentiamo poi ok?” disse veloce.
Non possiamo, parto stasera.”
Lucas entrò in salotto e aggrottando le sopracciglia andò a sedersi sul divano, prendendo un sorso dalla sua coca cola.
Sean si alzò dalla poltrona, iniziando a camminare nervosamente per il salotto.
Ok, allora va bene, a che ora?” domandò.
Sentì la voce di Jason rilassarsi, come se avesse trattenuto il fiato per tutta la telefonata.
Tra mezz'ora va bene?”
Il biondo si morse un labbro, ricambiando lo sguardo di Lucas diventato tutto d'un tratto gelido, come se già avesse capito qualcosa.
Ok. Dove?”
Al parco vicino scuola.” rispose l'altro.
D'accordo. Ciao.” riagganciò, mettendo via il cellulare.
Lucas si alzò dal divano avvicinandosi al lui.
Chi era?” chiese.
Sean sospirò, abbassando lo sguardo.
Jason.” disse tutto d'un fiato.
Lucas rise nervoso, allontanandosi da Sean.
Cosa cazzo vuole si può sapere?!” sbottò irritato.
Il più piccolo alzò le spalle scuotendo la testa.
Vuole solo salutarmi, parte, va via e cambierà anche scuola quindi vuole dirmi addio, che male c'è?” domandò.
Sean era sempre stato ingenuo, gentile, buono. Fin troppo buono e fin troppo innocente per riuscire a capire che a volte le persone non vogliono semplicemente una mano, pretendono di avere tutto il braccio.
C'è di male che ha rotto i coglioni! E c'è di male che non te ne dovrebbe fregare un cazzo di salutarlo, perché lo vuoi salutare, cosa te ne importa di quello?!” gridò l'altro.
Sean rimase a bocca aperta. Non era abituato ad aggredire le persone per parlare, e non era nemmeno abituato ad urlare o a dire parolacce per far capire meglio i suoi pensieri.
Sean era sempre stato tranquillo, si scaldava si, ma non così, non c'era bisogno di scatenare un putiferio.
Ok quando hai finito fammi sapere.” mormorò, poi afferrò la sua giacca e si avviò alla porta.
Dove vai ora?” chiese irritato l'altro, andandogli dietro.
A salutare Jason, da persona educata quale sono.” disse secco.
Aprì la porta e indossò la giacca.
Ok vuoi andare da Jason? Vai.. ma col cazzo che poi mi rivedi!” sbottò l'altro sbattendogli la porta in faccia e lasciandolo sull'entrata.
Sean serrò la mascella stizzito e si avviò verso scuola.
La pioggia aveva cessato di cadere. Solo a tratti piccole goccioline fini cadevano dal cielo.
Percorse tutta la strada irritato, con le mani in tasca e la testa tra le nuvole.
Pensava a Lucas, alla sua gelosia, alle sue reazioni eccessive.
Sean sapeva di tenere a lui e a lui soltanto, sapeva di essersi innamorato, e sapeva di amarlo davvero come non aveva mai amato nessuno prima e come non avrebbe mai amato nessun altro dopo, ma nonostante questo, detestava i suoi modi troppo impulsivi.
Lucas sapeva essere la persona migliore del mondo quando voleva, ma se decideva che era arrivato il momento di far arrabbiare Sean, sapeva proprio come fare.
Dire parolacce a raffica, gridare, essere arrogante e atteggiarsi a superiore, ed ecco che Sean esplodeva e se ne andava lasciando il proprio ragazzo a cuocere nel suo brodo da solo.
E se Sean odiava quelle cose di Lucas, quest'ultimo detestava quando il ragazzino faceva l'opposto. Rimaneva calmo, alzava le spalle e lo mollava lì incazzato nero.
Il biondo arrivò velocemente al parco, si avvicinò ad una panchina e si mise a sedere.
Sean, sono qui.”
Si alzò e si voltò, trovando un Jason sorridente, con i suoi occhi color nocciola e i capelli ribelli, poggiato contro il tronco di un albero.
Ciao.” Sean accennò un sorriso.
Jason si avvicinò a lui e s'infilò le mani in tasca alzando appena le spalle.
Grazie per essere venuto, se fosse stato qualcun altro mi avrebbe mandato al diavolo ma tu invece... tu riesci sempre a perdonare tutto, sei fantastico Sean.” disse.
Il ragazzino scosse la testa, imbarazzandosi.
Non è vero Jason, è che mi sembrava giusto salutarti. Dopotutto bene o male siamo stati anche amici per un po'.” mormorò.
Jason annuì, accarezzandogli una spalla.
Scusami per tutto. Non avrei dovuto trattarti come ho fatto e sono sincero adesso quando ti dico che se solo avessi capito prima quanto tu fossi speciale io probabilmente non ti avrei lasciato andare via.. chissà magari in un'altra vita.” e sorrise pensando alla cavolata che aveva appena sparato. In quale altra vita? Pure se ci fosse stata un'altra vita, sicuramente non si sarebbero ricordati di quella passata per non commettere gli stessi errori, e Jason sembrava sincero in quel momento, perché poi è risaputo che quando si arriva a perdere qualcosa ci si accorge quando è tardi, che forse un po' ce ne importava.
Jason non sapeva cosa fosse accaduto tra Lucas e Sean. Sospettava qualcosa, perché a scuola li vedeva sempre insieme, c'erano anche i loro amici, ma era come se si trovassero in un pianeta diverso, bastava uno sguardo tra loro e partivano per chissà quale destinazione sconosciuta, allontanandosi da tutto il resto.
Quindi te ne vai via? Torni in Ontario?” domandò il biondo cambiando argomento, cercando di non parlare di loro e di cosa avrebbero potuto essere insieme.
Jason annuì, sorridendo e cercando di nascondere il dispiacere o forse la rabbia per il fatto che quel ragazzino, non avesse scelto lui.
Già, se mai tornerai anche tu, spero di rivederti biondino.” mormorò.
Sean annuì, e si morse un labbro quando Jason lo afferrò per le spalle e l'abbracciò, afferrando dolcemente i suoi capelli con una mano e stringendolo.
Lo so che ormai è tardi ma se cambi idea cercami, per favore..” sussurrò al suo orecchio.
Sean deglutì a vuoto, cercando di mandare giù il groppo formatoglisi in gola, poi dolcemente posò le mani sulle braccia dell'altro allontanandolo dal suo corpo.
Fai buon viaggio Jay e se puoi continua per questa strada, non tornare su quella vecchia.” disse sorridendo.
Jason annuì, continuando a fissare già nostalgico i capelli di Sean leggermente bagnati dalla pioggia.
Il biondo si voltò e rimase a bocca aperta, occhi sgranati e respiro tutto ad un tratto irregolare.
Aveva paura si, paura che scattasse una rissa da un momento all'altro e soprattutto paura che Lucas avesse frainteso tutto.
Il suo ragazzo stava col sedere appoggiato allo schienale di una panchina, dalla parte opposta rispetto a dove si trovavano loro, le mani in tasca e la mascella serrata.
Probabilmente aveva osservato tutta la scena in silenzio, eppure nessuno si era accorto di lui.
Jason sgranò gli occhi rendendosi conto che quello che aveva sospettato non era semplicemente una sensazione, c'aveva preso, Lucas e Sean erano più che amici, altrimenti non si spiegava la presenza dell'altro in quel momento lì.
Sean avanzò titubante verso Lucas, che rimase fermo nella stessa posizione finché il ragazzino gli arrivò davanti.
Avete finito di dirvi addio o volete anche farvi una bella scopata tra i cespugli?” mormorò irritato.
Voleva ferirlo, voleva far sentire a Sean quello che stava provando lui.
Non si limitava tutto alla semplice gelosia, Lucas aveva paura di perderlo, aveva paura che qualcuno glielo portasse via e che lui si sarebbe ritrovato di nuovo solo, senza nessuno da amare davvero, e soprattutto senza nessuno che lo amasse come solo Sean sapeva fare.
Il biondo non rispose, si sporse solo in avanti e si aggrappò con le braccia al collo di Lucas.
Il più grande sospirò, affondando il suo viso tra i capelli di Sean e lo strinse forte al suo corpo, congiungendo le braccia dietro la sua esile schiena.
Mi dispiace Lucas. Ho voluto bene a Jason ma a te ti amo.” sussurrò.
Lucas annuì, accarezzandogli i capelli e lanciando un'occhiata a Jason che guardandolo male andò via.
Lo so che mi manderesti volentieri a fare in culo quando mi comporto in quel modo, scusami per prima, solo che mi fa incazzare quel tipo... non voglio che ti chiami più ok?”
Sean sorrise e annuì, stringendolo più forte e baciandolo a fior di labbra.


****


Pioveva da ormai qualche giorno e Steven continuava ad essere strano.
Simon se n'era reso conto. Il suo ragazzo stava quasi sempre zitto, niente più battutine idiote, come era solito fare. Stava sempre lì con la sigaretta in mano, ne fumava il doppio ormai.
Se quando avevano iniziato ad uscire insieme, circa un mese e mezzo prima, Steven fumava dalle cinque alle otto sigarette al giorno, adesso era passato a quattordici, quindici.
Lucas continuava a ripetere a Simon che era un periodo, che gli sarebbe passato presto, e allo stesso tempo continuava a ripetere al suo migliore amico che non poteva continuare così, che doveva dire tutto a Simon, che doveva raccontargli ogni cosa, altrimenti sarebbe stato sempre da solo, escludendo Lucas, ad affrontare le sue paure.
Steven odiava la pioggia e non perché gli bagnava i vestiti, neanche perché gli scombinava i capelli.
Odiava la pioggia perché gli ricordava lui, quel grandissimo infame che era suo padre.
Di giorno si limitava a starsene in silenzio in un angolo, fumando di continuo e ascoltando di tanto in tanto le chiacchiere dei suoi amici, ma la notte, la notte era un incubo totale.
La notte, quando non era con Simon, non chiudeva occhio neanche un secondo. Teneva la luce accesa, la porta chiusa a chiave e stava lì, che fissava la maniglia, come se tutto d'un tratto una mano bastarda potesse iniziare a forzarla prima lentamente, poi con forza, urlando frasi sporche dietro quella porta; minacciandolo che se non avesse aperto sarebbe stato anche peggio del solito, minacciando che avrebbe fatto male a sua madre, che avrebbe fatto di tutto pur di fargliela pagare.
E passava la notte così, poggiato contro la parete accanto alla finestra, col portacenere accanto e una ventina di sigarette spente dentro.
Gli occhi sgranati verso quella porta chiusa a chiave e ad ogni piccolo rumore sussultava stringendo i pugni.
Dopo aver passato una settimana in quelle condizioni aveva deciso di dire tutto a Simon.
Sua zia non era in casa quella Domenica pomeriggio, era andata con la madre di Lucas al cinema, così Steven aveva approfittato della sua assenza per chiamare Simon e dirgli di raggiungerlo.
Lo aveva aspettato massacrandosi le mani e camminando avanti e indietro per tutta la casa, continuando a fumare una sigaretta dietro l'altra, poi sussultò sentendo il suono del campanello.
Prese fiato poggiando la mano sulla maniglia della porta e l'aprì, ritrovandosi davanti Simon mezzo bagnato.
Steven sospirò, poi il suo cuore perse un battito quando sfiorò le labbra umide dell'altro e tirandolo piano per le braccia lo fece entrare.
Salirono al piano di sopra e Simon si tolse la giacca e la maglia che aveva sotto, prendendo qualcosa di asciutto dall'armadio del suo ragazzo.
Come stai?” domandò sedendosi sul letto di Steven, seguito da lui che fece lo stesso e gli cinse la schiena con un braccio, portando le gambe dell'altro sopra le sue, abbracciandolo.
Ora bene.” mormorò.
Simon sorrise e gli accarezzò i capelli dolcemente.
Mi dici che hai? Sei strano da un po'.” disse, prendendo il volto di Steven tra le mani, mentre lui continuò a tenerlo stretto.
Sei la persona più importante per me, da quella notte in gita.” mormorò Steven.
Simon si morse un labbro e lo baciò, chiudendo gli occhi, poi sentì il corpo del suo ragazzo lasciarsi andare all'indietro sul materasso.
Lo seguì e poggiò la testa sulla sua spalla, insinuando una gamba tra le sue e lo stesso fece con la mano.
Sorrise, incastrando perfettamente le sue dita con quelle dell'altro.
Volevo parlarti di una cosa che avevamo lasciato in sospeso e io non ce la faccio più Simon... n-non ce la faccio più a non dirti niente.” mormorò il più grande.
Simon si alzò, poggiandosi su un gomito e avvicinò il viso a quello del suo ragazzo.
Puoi dirmi tutto va bene? Con calma..” sussurrò, poi sorrise.
Steven annuì e gli spostò un ciuffo ancora umido di pioggia dalla fronte.
Al mare ti ho detto una cosa e so che non te ne sei dimenticato..”
Simon annuì, poggiando il mento sulla spalla di Steven, guardandolo negli occhi.
Neanche mia zia sa bene la storia. Luke è... è l'unico ma, a te voglio dirlo ok?”
Simon annuì ancora, e accarezzò la pancia di Steven da sotto la sua maglietta.
Quando avevo sedici anni io non ero proprio come adesso. Tu a scuola c'eri già ma eri ancora in seconda e neanche sapevo della tua esistenza, come tu non sapevi della mia perché io a quei tempi ero tipo il tuo amichetto biondo..”
Beh, quale dei due?”
Steven assottigliò gli occhi e si morse un labbro.
Mah.. un mix di entrambi.”
Simon alzò un sopracciglio.
Non riuscirei mai ad immaginarti come loro..” mormorò.
Steven sorrise appena e annuì.
Beh credici, ero come loro.. nel senso che non rompevo le palle a nessuno, mi facevo i cazzi miei e sai cosa? Studiavo pure.. però se a scuola ero così a casa era pure peggio, sempre chiuso in me stesso, sempre zitto e da solo se non c'era Luke. Vivevo con i miei genitori.”
Steven deglutì, e respirò profondamente. Simon rimase in silenzio, dandogli il tempo di continuare.
Mia madre non mi stava troppo dietro, ma lo stesso non si poteva dire di mio padre che invece... pensava anche troppo a me. Già ti ho detto cosa faceva e... e non so se riesco a ripetertelo adesso.”
La voce gli morì in gola e chiuse gli occhi, sospirando.
Simon si alzò su di lui e gli accarezzò la faccia, baciandogli il mento.
E' tutto ok amore, se non ce la fai..” ma fu interrotto dall'altro che scosse la testa e riaprì gli occhi.
Io odio la pioggia Simon.. e la odio perché ogni maledetta notte, ogni volta che succedeva, per ironia della sorte, pioveva. Ed è andato avanti per tre anni, tre anni di merda in cui mi sono sentito talmente sporco che ho provato anche a... io sono arrivato a tagliarmi le vene Simon.”
Il più piccolo deglutì, cercando di non turbare Steven con il suo dispiacere e annuì, invitandolo a continuare.
Mi ha trovato Luke. Mio padre era venuto per fare ben altro ma quel giorno gli è andata male al bastardo..” sussurrò con un filo di voce. “Luke mi ha trovato in fin di vita.”
Simon gli accarezzò la fronte, scendendo con la mano sul viso, sopra gli occhi, fino alle labbra.
Mia zia fortunatamente è la mia madrina, quindi essendo ancora minorenne a quel tempo mi assegnarono a lei.. Mia madre non ha mai detto niente.” mormorò iniziando a fissare il soffitto, con lo sguardo perso tra quei dolorosi ricordi.
Simon lo abbracciò e Steven lo strinse forte, sospirando tra i suoi capelli.
Ne hai parlato con qualcuno? Voglio dire.. Forse dovresti andare da uno specialista.” disse titubante Simon.
Steven alzò le spalle, si mise su un fianco e attirò a sé il suo ragazzo.
Credi che non l'abbia già fatto? Ci sono andato per diverso tempo e per un po' mi hanno aiutato ma dopo ho iniziato a stare peggio, poi sono cambiato io. La paura si è trasformata in rabbia e la rabbia in violenza.” mormorò abbassando lo sguardo.
Non sei com'eri fino a poco tempo fa. Stai cambiando perché io adesso ti conosco e so che stai migliorando tanto.” disse Simon, poi sorrise e accarezzò il viso dell'altro.
Ce la faccio grazie a te..” sussurrò Steven avvicinandosi alle sue labbra.
Le sfiorò appena, poi lo abbracciò di nuovo.
Ce la fai perché sei forte tu, non grazie a me, ma se hai bisogno di parlare o semplicemente se hai bisogno di un abbraccio io ci sono, per te sarà sempre così.”
Steven annuì e sospirò.
Perché tutti ti chiamano Steven e nessuno ti chiama Erik?” chiese Simon, assottigliando gli occhi, come se in qualche modo sospettasse che il suo nome c'entrasse con tutta quella storia.
Steven alzò un sopracciglio.
Perché lui si chiama come me. Io sarei una specie di Erik Junior. Ma non voglio avere il suo nome, lui non ha niente a che fare con me. Non siamo niente. Già è tanto che tengo ancora il suo cognome.” rispose gelido, serrando la mascella.
Simon annuì, sfiorando la punta del suo naso con quella dell'altro, strappandogli così un piccolo sorriso.
Steven è meglio.” disse sorridendo, cercando di non fargli pesare troppo quella situazione, e ci riuscì perché Steve lo strinse a sé sorridendo, accarezzandogli la schiena, baciandogli il collo dolcemente.
Grazie..” sussurrò.
Simon scosse la testa, stringendolo forte, baciandogli una guancia.
Fall seven times, stand up eight.” mormorò.
Steven si spostò appena da lui aggrottando le sopracciglia.
Simon sorrise e si avvicinò a lui, sfiorandogli le labbra.
Cadi sette volte, rialzati otto. E' un proverbio giapponese. Ma se anche tu cadessi otto volte, saresti in grado di rialzarti pure alla nona, ne sono sicuro.” disse convinto.

Steven sorrise e lo attirò a sé, sfilandogli la maglietta che poco prima Simon aveva preso dal suo armadio.



Licenza Creative Commons
Welcome to Virginia high school by BritinLover is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at britinlover.blogspot.com.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://www.facebook.com/EleBritinlover.

1 commento:

  1. kat ma io ti adorooooo hahhahaha avvicinarsi a quasi un millimetro dal viso di Sean e dirgli che doveva sputare l'osso hahahaha. conosce il suo topolino lei jaahahaha XD.
    Su questo capitolo concordo in pieno su come la vede sean a loro relazione, lui è uscito allo scoperto, i suoi sanno che lui è gay ed è felice così com'è quini nel momento in cui gli viene posta la domanda è normale che risponda con sincerità, Lucas ancora non ha quella forza che lo spinga a dirglielo, questa è una cosa nuova per lui, Sean invece ci è già passato, cioè ha già avuto cotte per dei ragazzi ma Lucas no, Sean è il suo primo, in tutti i sensi, quindi penso sia anche normale che il mio Luchino sia un po timoroso sullo svelarsi alla madre, anche perchè per come ho capito io, dopo la morte di Alex i rapporti con la madre si sono un po incrinati, ma non per odio o cose del genere, ma per colpa del dolore della perdita della persona amata, fratello e figlio, penso che sia anche questo che lo blocca un po...la gelosia è bene fin quando è sana e Luchino mio ha ragione ad essere gelosi, io sono convinta che coso se n'è andato via per via della mia minaccia, ci è giunto alle orecchie il mio piano e ha visto bene dall'andarsene hahaha, il litigio però nn mi è piaciuto è vero che Lucas è geloso ma Sean quelle parole che hai dettonel parco potevi dirle prima così non vi sareste trovati a rodervi e mangiarvi il fegato XD ah......mannaccia mannaccia vabbè l'importante è che coso è andato via e che avete fatto pace voi =D
    ora passiamo alla parte delicata...allora sono estremamente contentissima per il fatto che Steven sia riuscito ad aprirsi così tanto a Simon,avendoglielo detto si è liberato da quel grasso macigno che porta sul cuore, sono estremamente felice che abbia trovato quella persona che è riuscita a liberarlo e che lo ami soprattutto questo =) e cadi sette volte e rialzati otto...stupendo!!!! e Steven è più bello di Erik =D poko ma sicuro

    RispondiElimina